
Sono ottimista perché credo che, seppur lentamente, il mondo sia migliorando.
Ci sono ancora un sacco di paesi che sono messi malissimo, ma credo che, una volta raggiunti alcuni traguardi, sia difficile tornare indietro. Non parlo di democrazia imposta con la guerra, come quella tanto cara a George W. Bush, quanto alla logica dell’emulazione e della cooperazione tra paesi. Il mondo è veramente vasto e ci sono dei problemi per i quali non si intravede la fine, per ora, ma prima o poi verranno sciolti i nodi, in un modo o nell’altro. Potrei sbagliarmi, anche perché parlo molto per “sensazione”, visto che non conosco la situazione della maggior parte dei paesi poveri del mondo, ma credo che in un modo o nell’altro ogni paese arriverà al punto di svolta e incomincerà l’inevitabile risalita. Ne riparleremo.
La vedo grigia però, parlando dell’Italia la vedo grigissima, perché?
Perché in Italia siamo in una situazione veramente di merda.
Non parlo di crisi economica, quella è una costante nella vita degli italiani da anni, da prima che si parlasse di recessione mondiale. La crisi economica è qualcosa da prendere in seria considerazione, ma essa è l’effetto, non certo la causa del problema, tenetelo sempre a mente. Non voglio mettermi a parlare di sistema capitalistico non sostenibile, del finto libero mercato che abbiamo in Italia che limita lo sviluppo o, ancora più importante, di che cos’è lo sviluppo stesso; ma non posso esimermi dal dire che cos’è per me la crisi, anzi, principalmente, cosa non è.
La crisi non è il PIL che non cresce, i consumi che si ritirano o i prezzi delle case che crollano, la crisi sono le persone costrette a pagare gli errori degli altri, i prodotti e i servizi sempre più merdosi che vengono venduti e i lavoratori che non sono in grado di pagarsi nemmeno un cazzo di affitto. La crisi non sono le aziende che spostano la produzione nei paesi più poveri, la crisi sono le aziende che nei paesi più poveri ci vanno perché non ci sono i più banali diritti del lavoro e intanto se la prendono col governo perché le tasse sono alte.
La crisi non è la globalizzazione, è l’atteggiamento globale per i costi e non globale per i ricavi. Industriali furbi, politici corrotti. é così da sempre. Credo però che, crisi culturale a parte, il mondo stia migliorando. Spero di avere ragione. Riparleremo anche di questo.